Calcolo ISTAT affitto 2026: come aggiornare il canone di locazione

Il calcolo ISTAT affitto applica al canone la variazione annua dell'indice FOI al netto dei tabacchi, ridotta alla quota prevista dal contratto: con la variazione di luglio 2026 (+2,8%) un affitto di 800 € sale a 822,40 € al mese.

Come si calcola l'ISTAT sull'affitto nel 2026

Il calcolo ISTAT affitto si fa in tre passaggi: si prende il canone mensile in corso, lo si moltiplica per la variazione annua dell'indice FOI al netto dei tabacchi e si applica la quota di aggiornamento prevista dalla clausola del contratto. La variazione da usare è quella dell'indice rispetto allo stesso mese dell'anno precedente: a luglio 2026 l'indice generale FOI (base di riferimento 2025=100) è pari a 103,1, con una variazione del +2,8% rispetto a luglio 2025 e del +4,3% rispetto a luglio 2024.

Esempio pratico: canone di 800 € al mese e variazione annua del +2,8%. L'aumento mensile è 800 × 2,8% = 22,40 €, quindi il nuovo canone è 822,40 € al mese, cioè 9.868,80 € all'anno invece di 9.600 €. Se la clausola riconosce solo una parte della variazione (per esempio il 75%), l'aumento si riduce in proporzione: 16,80 € al mese. La quota applicabile, l'eventuale periodicità biennale dell'adeguamento e il mese da cui decorre non sono uguali per tutti i contratti: vanno letti nella clausola di aggiornamento prima di chiedere l'aumento.

Quale indice ISTAT si usa e come si legge la variazione

L'adeguamento del canone di locazione si basa sull'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) al netto dei tabacchi, che l'ISTAT pubblica sulla Gazzetta Ufficiale ai sensi dell'art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392. È lo stesso indice che si utilizza per adeguare periodicamente altri valori monetari, ad esempio l'assegno dovuto al coniuge separato.

Tre avvertenze che evitano gli errori più frequenti:

I valori aggiornati si leggono nella pagina dell'ISTAT dedicata alle rivalutazioni monetarie, che per ogni mese pubblica indice, variazione congiunturale, variazione annua e variazione biennale; gli stessi dati si possono ricavare con il servizio Rivaluta dell'Istituto.

Nuovo canone mensile al variare della variazione ISTAT

La tabella applica per intero la variazione FOI al canone mensile in corso, con i dati pubblicati dall'ISTAT per luglio 2026: +2,8% su base annua e +4,3% su base biennale. L'aumento annuo è l'aumento mensile moltiplicato per dodici.

Canone attualeNuovo canone con +2,8%Aumento mensileNuovo canone con +4,3%Aumento mensile
500 €≈ 514,00 €+14,00 €≈ 521,50 €+21,50 €
700 €≈ 719,60 €+19,60 €≈ 730,10 €+30,10 €
900 €≈ 925,20 €+25,20 €≈ 938,70 €+38,70 €
1.200 €≈ 1.233,60 €+33,60 €≈ 1.251,60 €+51,60 €

Su un affitto da 1.200 € l'adeguamento del +2,8% vale 403,20 € in più all'anno (33,60 € × 12); con la variazione biennale del +4,3% si arriva a 619,20 € (51,60 € × 12). Se la clausola riconosce solo il 75% della variazione, gli aumenti della tabella si riducono a tre quarti: sul canone da 1.200 € l'incremento mensile scende da 33,60 € a 25,20 €.

Con la cedolare secca l'aggiornamento ISTAT non si applica

Optare per la cedolare secca significa rinunciare alla facoltà di chiedere l'aggiornamento del canone per tutta la durata dell'opzione, anche se l'aggiornamento è previsto nel contratto: la rinuncia comprende espressamente la variazione accertata dall'ISTAT dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Prima di calcolare qualunque aumento, quindi, va verificato il regime fiscale del contratto.

In cambio della rinuncia all'aggiornamento il locatore non paga l'imposta di registro e l'imposta di bollo per registrazione, risoluzione e proroga del contratto. Dal periodo d'imposta 2026 la cedolare secca sulle locazioni brevi si applica solo se nell'anno si destinano a questa finalità non più di due appartamenti: oltre questa soglia l'attività si considera svolta in forma imprenditoriale.

Registrazione, proroga e comunicazione della variazione

Il contratto di locazione abitativo va registrato quando la sua durata supera i 30 giorni complessivi nell'anno: nel regime ordinario sono dovute, al momento della registrazione, l'imposta di registro e l'imposta di bollo, e la registrazione va effettuata entro 30 giorni dalla data di stipula o da quella di decorrenza, se anteriore. Possono provvedere sia il conduttore sia il locatore, perché entrambi sono responsabili in solido del pagamento.

Quando l'adeguamento modifica il canone, la variazione va considerata anche nei rapporti con l'Agenzia delle Entrate: l'accordo di rinegoziazione del canone in aumento rientra tra gli eventi da comunicare entro 30 giorni, mentre l'accordo di riduzione è esente dall'imposta di registro e di bollo. La modifica si può comunicare telematicamente con il modello RLI dall'area riservata, con il vantaggio di aggiornare automaticamente il canone in banca dati e la dichiarazione dei redditi precompilata.

Prima di applicare l'aumento conviene quindi controllare tre cose: che il contratto non sia sotto cedolare secca, che esista una clausola di aggiornamento con la percentuale riconosciuta e che la variazione FOI utilizzata sia quella del mese di riferimento previsto dal contratto. L'aggiornamento, infatti, deve essere previsto dall'accordo: senza una clausola in tal senso non c'è titolo per chiedere l'aumento.

Domande frequenti

Come si calcola l'ISTAT sull'affitto nel 2026?

Si moltiplica il canone mensile in corso per la variazione annua dell'indice FOI al netto dei tabacchi e si applica la quota prevista dal contratto. Con la variazione di luglio 2026 (+2,8%) un affitto di 800 € passa a 822,40 € al mese, con un aumento di 22,40 €.

Quale indice ISTAT si usa per adeguare il canone di locazione?

L'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) al netto dei tabacchi, pubblicato dall'ISTAT sulla Gazzetta Ufficiale ai sensi dell'art. 81 della legge 392/1978. A luglio 2026 l'indice è 103,1 su base 2025=100, con variazione del +2,8% rispetto all'anno precedente e del +4,3% su due anni.

L'affitto in cedolare secca si aggiorna con l'ISTAT?

No: chi opta per la cedolare secca rinuncia all'aggiornamento del canone per tutta la durata dell'opzione, anche se il contratto lo prevede, inclusa la variazione ISTAT. L'imposta sostitutiva è del 21%, ridotta al 10% per i contratti a canone concordato nei comuni con carenze abitative o ad alta tensione abitativa.

Quanto aumenta un affitto di 900 € con la variazione ISTAT?

Con la variazione annua di luglio 2026 (+2,8%) l'aumento è di 25,20 € al mese: il canone passa da 900 € a 925,20 €, cioè 11.102,40 € all'anno invece di 10.800 €. Se la clausola riconosce il 75% della variazione, l'aumento scende a 18,90 € al mese.

E se la variazione dell'indice FOI è negativa?

La formula si applica con il segno della variazione: un indice in calo riduce il canone. Se però la clausola prevede l'aggiornamento solo in aumento, la riduzione non si applica: la risposta dipende dal testo del contratto.

Fonti